Ultime notizie

“L’albero della memoria” e i “23 giorni della città di Alba”- Inaugurazione 2 Novembre 2014

“L’albero della memoria” e i “23 giorni della città di Alba”- Inaugurazione 2 Novembre

Come le radici dell'albero si impossessano del terreno, così il ricordo deve insediarsi e vivacemente perdurare dentro le nostre menti ".

Il dieci ottobre 2014 si sono ricordati i 70 anni dai «Ventitre giorni della città di Alba» resi celebri dal racconto di Beppe Fenoglio. Da poco è stata anche commemorata l’uccisione del professor Leonardo Cocito, torturato e impiccato dai fascisti a Carignano, all’età trent’anni il 7 settembre 1944, e il 25 aprile 2015 si celebreranno i 70 anni di Liberazione nazionale.

I 23 giorni della città di Alba sono stati importanti per la storia della Resistenza delle Langhe, così come l’esperienza partigiana è stata una fucina di democrazia, un’esperienza di partecipazione all’azione e di condivisione di pericoli, di pensieri, di amicizie, di insofferenze e di entusiasmi da parte di tanti, anche molto giovani, che sono cresciuti prendendo coscienza della realtà e della possibilità di realizzare ideali, una presa di coscienza coltivata proprio nel contesto della militanza nella Resistenza.

Dal 10 ottobre 1944, giorno della liberazione partigiana, al 2 novembre, quando sarà ripresa dai fascisti, Alba trascorre 23 giorni di “libera repubblica”, preludio della grande vittoria che verrà il 26 aprile 1945, quando la città sarà finalmente libera e ritornerà alla vita normale.

E’ forse esagerato parlare di Repubblica facendo riferimento al breve periodo di Alba libera, perché non si verifica in città un’esperienza di autogoverno tale da legittimare l’uso di questa parola, ma sicuramente le giunte popolari che si formano nelle zone libere danno vita a forme di vera democrazia partecipata. Un esempio è la possibilità per le donne, in qualche caso, di votare, anche se il suffragio sarà allargato a tutti solo nel 1946.

Lo scorso 30 gennaio, in occasione della “Giornata della memoria” la sezione albese ANPI ha proposto al Liceo Artistico "Pinot Gallizio" di Alba l'ideazione e realizzazione di una scultura che potesse ricordare i caduti partigiani e civili presso la Caserma Govone di Alba.

I caduti da ricordare sono sei. “Il 12 settembre 1943 i tedeschi assaltarono la Caserma Govone dove risiedevano militari dell’esercito italiano. Ne uccisero quattro: Bonalumi Attilio, Caccia Gianfranco e due, tuttora, ignoti. Inoltre uccisero Rinaldi Luigi, padre di un militare. Presso la stessa caserma i fascisti fucilarono il 13 settembre 1944 il partigiano Sangiano Gennaro."

L’iniziativa è stata presentata dalla Prof.ssa di Discipline Plastiche Marina Pepino agli alunni dell'ultimo anno di indirizzo figurativo. Tra i diversi schizzi e bozzetti elaborati dai 25 alunni è emersa un'idea finale: "L'Albero della Memoria".

La scultura, come suggerito dal titolo, si presenta quale figurazione di un elemento arboreo simbolicamente diviso da un elemento sferico centrale che rappresenta l’interruzione della vita ad opera di un evento inaspettato e improvviso come la guerra o la morte stessa.

 

Alleghiamo la scheda esplicativa dell’opera, realizzata dagli studenti con il coordinamento della docente di materie plastiche.

 

“L’albero della memoria”

Come le radici dell'albero si impossessano del terreno, così il ricordo deve insediarsi e vivacemente perdurare dentro le nostre menti ".

Anno scolastico 2013/2014

materiale : cemento armato pigmentato

misure: 170 – 60 diametro x 343 in altezza cm.

La scultura monumentale verrà inaugurata il giorno 2 novembre 2014. L’ opera sarà posizionata nell’area verde antistante la Caserma Govone, all’incrocio di corso Europa e corso Piave perché, proprio in questa zona, vennero uccisi i partigiani che l’ANPI di Alba vuole ricordare con la “lapide”.

L’opera è stata realizzata su richiesta dell’ANPI sede di Alba dagli allievi della classe VA figurativo Liceo Artistico “Pinot Gallizio” di Alba. 

Studenti:

Ammazzalorso Cecilia, Bassino Jacopo, Borgo Ilaria, Cappa Enrica, Carozzi Silvia, Castagnotti Stefano, Cavagnero Damiano, Dellapiana Sara, Franco Monica, Gallesio Emanuela, Giordano Elisa, Giraudo Francesca, Gresia Veronica, Guglielmo Gloria, Liay Maria Rosa Fernando, Marek Dagmara, Margaria Elisa, Mollo Luca, Pearson Kaya, Pio Jessica, Porasso Alice, Sacchetto Marco, Sandri Anna, Vivaldo Nicole, Zorgnotti Francesca, coordinati dalla docente Marina Pepino.

Progettazione:

Non volendo imitare l'albero naturalistico, si è scelta una superficie scultorea "astratta" e scostata da quella reale a voler esprimere unarigi ità, una freddezza; questo contrasto conferisce ai due elementi una reciproca resistenza, suggerita anche dalla pesantezza accentuata dall’impiego del cemento armato.

Si è così deciso di ritrarre i caduti metaforicamente attraverso lo sguardo emotivo dei volti, meglio psicologicamente abbozzati grazie alla plasticità del materiale utilizzato per l’intero modellato: l’argilla. Motivo centrale dell’opera è sicuramente da attribuirsi ai diversi volti sporgenti raffigurati e individuabili in diversi punti del tronco, quattro convessi e due concavi (questi ultimi così realizzati perché ignoti).

Realizzazione:

È la prima volta che viene realizzata, in ambito scolastico, un’opera di queste dimensioni che è entrata a far parte del piano di lavoro del corso di modellato.

L’attuazione ha previsto diverse fasi:

•           la progettazione : con disegni, bozzetti in argilla, confronti e selezioni.

•           Modellatura dell’albero in argilla

•           Realizzazione di uno stampo in gesso per la formatura

•           Costruzione dell’armatura in ferro

•           Gettata in cemento armato

•           Rottura dello stampo in gesso e pulitura

•           Montaggio dei tre elementi che compongono la scultura

L’opera consiste in un albero tranciato nella parte centrale da una sfera che rappresenta ogni forma di dolore e di morte.

L’albero, che raffigura la vita, è stato infatti colpito a morte dalla violenza di questa sfera che porta distruzione, ferite e violenze.

Accanto all’albero morto ce n’è uno vivo a significare che dalla morte nasce sempre la vita.

Dalle pieghe dell’albero emergono 4 volti convessi e due concavi; sono i due caduti senza nome e senza volto.

Riflessioni:

“Ritengo importante e significativo questo lavoro perché è il risultato di un percorso intenso di un gruppo di ragazzi e ragazze guidati ancora da forti ideali e grande voglia di raccontare, attraverso la materia plasmata, la storia e di trasmettere le loro emozioni, rivivendole in prima persona in un progetto che sembra quasi un sogno. E questo non è poco”. E' il commento di Marina Pepino che ha coordinato la realizzazione dell’opera nelle sue fasi.

A commentare non è solo l’insegnante, ma anche gli allievi che sono orgogliosi di aver realizzato un’opera di questa portata, un’opera per ricordare dei ragazzi come loro vissuti in un difficile momento storico.

L’orgoglio, a loro dire, nasce dal fatto che saranno comunque ricordati come gli autori di un’opera che sarà vista e commentata da un’intera città.

È interessante notare come la scuola possa interagire con il territorio quando esce dalle aule e opera in sinergia con l’ambiente sociale che la circonda.

I giovani sono carichi di passione ed entusiasmo se si chiede loro di realizzare per gli altri e con gli altri.

Alice: Ringrazio l’ANPI e il comune di Alba e la professoressa Pepino per averci concesso l'opportunità di partecipare al progetto ''L'albero della memoria''. A noi studenti del Liceo Artistico non capita tutti i giorni d  lavorare ad una scultura così imponente, ma soprattutto di così grande valore morale; ciò che più mi ha colpita è stata la storia dei sei uomini albesi caduti in guerra, a cui è dedicato il monumento, ma anche l'impegno richiesto per progettare una forma in grado di rendere loro memoria, senza suscitare inquietudine o tristezza... solo per non dimenticare. Auguro un'esperienza simile anche ad altri studenti.

Enrica : L'esperienza dell' albero è stata una delle più interessanti intraprese nel corso dei miei cinque anni scolastici. Come tante altre, questa in particolare, ha contribuito a dimostrare quanto sia difficile lavorare e pensare in gruppo. Il lavoro ha richiesto molto impegno e molta pazienza e mediare le idee di 25  persone non è stato assolutamente facile.

Questo vissuto ha regalato ad ognuno di noi tanti insegnamenti a livello sia lavorativo sia emotivo ed ancora di più “penso” ci abbia dato davvero tanta soddisfazione.

Ringraziamenti:

Si ringraziano il Prof. Piercarlo Rovera , l’ attuale dirigente Prof. Luciano Marengo,

l’Ing. Enzo Demaria Presidente ANPI sede di Alba e il Comune  di Alba


MARTEDÌ 14 OTTOBRE 2014 WWW.GAZZETTADALBA.IT WWW. -  in prima pagina sulla Gazzetta d'Alba la foto

 Leggi l' articolo

Guarda tutte le foto delle fasi di preparazione della scultura sull'album fotografico

   classe V A 2013/14

Celebrazioni dei 70 anni de “I 23 giorni della città di Alba” e 70 anni dalla Liberazione nazionale - Concorso I 23 giorni della Città di Alba