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Giorno della Memoria 2014 - Incontro degli studenti con Renato Salvetti

Giovedì 30 gennaio - Celebrazione del “Giorno della Memoria” del Liceo Artistico Gallizio in collaborazione con la sezione albese dell’Anpi. 

Sala “Ordet”. Incontro degli studenti del Liceo artistico “P. Gallizio” con Renato Salvetti, uno dei pochissimi reduci dal campo di Mauthausen ancora in vita. Gli studenti delle classi quinte e gli allievi del laboratorio teatrale hanno introdotto l'incontro con letture e riflessioni.

«Non si scherza con la Shoah». In un’Europa in cui sembrano destarsi antichi fantasmi di intolleranza, teatro di isolate ma minacciose sirene razziste, le parole del reduce risuonano come un monito, echeggiano all’interno di una sala Ordet gremita; un silenzio partecipe e commosso promana da tutti i presenti.             

È la fredda mattina di giovedì 30 gennaio. Renato Servetti, giovanissimo novantenne di Dogliani – storica e carismatica voce degli ex internati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti – ha appena preso la parola in occasione della commemorazione cittadina della Giornata della Memoria, organizzata da allieve e allievi del Liceo Artistico «Pinot Gallizio» di Alba, in collaborazione con la sezione albese dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.     

Nei lunghi, vibranti minuti del suo intervento Servetti rievoca, senza abbandonarsi a toni lacrimevoli, l’allucinante esperienza del lager di Mauthausen. La Storia, senza ornamenti; la Vita e la Morte restituite affinché i giovani perpetuino il ricordo del sistematico sterminio che la tirannia nazista ha inflitto 70 anni fa a milioni di esseri umani – ebrei, rom, omosessuali, disabili, dissidenti politici, prigionieri di guerra: “categorie” che la megalomania totalitaria riteneva necessario eradicare dalla terra.    

La giornata si è aperta con le rappresentazioni proposte dalle Classi V A, V B e V C del «Gallizio» e dalla Scuola di Teatro coordinata da Stefania Borgogno: attori e attrici in erba si sono alternati sul palco, leggendo brani, raccontando e rievocando, tessendo trame sottili fatte di immagini che si materializzavano, volti che interrogavano, voci che percorrevano il buio della sala, storie che i carnefici nazisti non sono riusciti a cancellare. L’intensità emotiva trasmessa dallo spettacolo ha conquistato la platea, restituendo il vero senso della Giornata che l’umanità celebra ogni 27 gennaio: ricordare, conservare la memoria del cuore di tenebra che appartiene all’Europa costituisce il miglior antidoto affinché l’orrore che si è dispiegato ieri non si ripeta oggi – né domani.          

 Le riflessioni degli studenti

La proposta dell’Anpi, di ricordare il Giorno della Memoria in maniera profonda ed incisiva e non solo con celebrazioni rituali e qualche volta controproducenti, è stata accolta dagli insegnanti del Gallizio e sviluppata con gli studenti della scuola prima e dopo l’assemblea del 30 gennaio.

Mentre i ragazzi più grandi si sono impegnati nella raccolta di documentazione e nella preparazione dell’incontro con Renato Salvetti, gli studenti del primo anno hanno letto e commentato racconti, romanzi e film che parlano di Shoa. Abbiamo raccolto alcune riflessioni di questi ultimi sul tema della giornata.

“Tutto questo, le parole di Renato e il lavoro dei nostri compagni, non sono stati realizzati per essere dimenticati ma per essere portati nel cuore e per ricordare i milioni di vittime morte nei campi di concentramento. Ci fa riflettere sull’importanza della vita e delle persone, ci fa ricordare orrori ed ingiustizie che non dovranno mai più capitare”.(Giorgia)

“MIlioni furono le persone uccise e cremate da quei dannati. Scommetto che c’è un girone all’inferno con scritto ”nazisti”. (Francesco B.)

“Salvetti dice che le SS si divertivano a farli morire così. Con continue fustigazioni e dolori di ogni genere. Dice di averne visto passare tanti per il camino dei forni crematori, ma non ha mai perso la speranza di vivere e di tornare...Dice che non piange nel ricordare quello che ha vissuto, piange solo per sua madre, per il modo come ha saputo che era morta sotto il bombardamento di Dogliani e perché non l’ha più potuta salutare”. (Giada)

 -“Volete bene alle vostre mamme, perché è grazie a loro se siete qui oggi! “- Afferma Renato molte volte. E ci racconta la sua esperienza, di come sia stato terribile e straziante vivere in quelle condizioni, senza le proprie cose, senza i propri affetti, senza nome, sentendosi una bestia inerme e non più un uomo. Di come la sua compagna, una volta tornato a casa, avesse dovuto di nuovo insegnargli molte cose, come fare l’amore, perché lui non ne era più capace”. (Valentina)

“Tutti i deportati sopravvissuti hanno dovuto trovare una ragione, un senso nella vita per poter andare avanti. Renato Salvetti probabilmente questa ragione di vita l’ha trovata nel suo impegno ad essere il più possibile presente nelle assemblee delle scuole medie e superiori, per ricordare ai ragazzi il peso del passato. A Renato Salvetti vorrei dedicare tutta la mia stima anche perché, nonostante tutto, è riuscito a farci sorridere, a parlarci di vita e di amore, m anche a trasmettere emozioni come nessun film, nessun libro e nessun’immagine potrebbe”. (Aaron)

Gli studenti e gli insegnanti del Liceo Artistico P. Gallizio di Alba

L'articolo pubblicato su Gazzetta d'Alba dell'11 febbraio 2014

 

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