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Consigli di lettura per Gennaio-Per non dimenticare

Consigli di lettura per Gennaio - Per non dimenticare

Elisa Springer, Il silenzio dei vivi
Elisa Springer aveva ventisei anni quando venne arrestata a Milano, dove era stata mandata dalla famiglia per cercare rifugio contro la persecuzione nazista, quindi fu deportata a Auschwitz il 2 agosto 1944. Salvata dalla camera a gas dal gesto generoso di un Kapò, Elisa sperimenta l'orrore del più grande campo di sterminio. Eppure conserva il desiderio di vivere e una serie di fortunate coincidenze le consentiranno di tornare prima nella sua Vienna natale e poi in Italia. Da questo momento la sua storia cade nel silenzio assoluto, la sua vita si normalizza nasce un figlio e proprio la maternità è il segno della riscossa. E' per lui che Elisa ritrova le parole che sembravano perdute per raccontare il suo dramma.
Joseph Joffo, Un sacchetto di biglie
Le persecuzioni razziali viste attraverso gli occhi di un bambino: un libro pieno d’odio raccontato senza odio e con uno stupore infantile che lo riallaccia al grande Diario di Anna Frank.
Joffo, ebreo, racconta la propria infanzia e le persecuzioni subìte nella Francia occupata dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Dalla fuga da Parigi alla ricerca di un rifugio, fino alla salvezza definitiva avvenuta grazie all’intervento di un sacerdote cattolico. Una grande avventura piena di pericoli, di paure, di solitudine, di crudeltà, ma anche di allegria, perché un bambino trova ovunque la forza di vivere.
“Questo libro non è opera di uno storico. È attraverso i miei ricordi di bambino che ho raccontato la mia avventura ai tempi dell’occupazione... la storia di due fratelli in un universo di crudeltà, di assurdità.” Joseph Joffo

Birger Trudi, Jeffrey M, Ho sognato la cioccolata per anni
La storia di una bambina che, dai té danzanti di Francoforte, si ritrova rinchiusa nel ghetto di Kosvo prima di finire nel campo di concentramento di Stutthof. Una storia vera, di affetto e devozione. La prova d'amore di una figlia ragazzina, che nella grande tragedia dell'olocausto rifiuta di salvarsi per non abbandonare la madre, perché sa che solo da quel legame forte e profondo, indispensabile per entrambe, potrà attingere la forza per continuare a sperare anche quando, nuda e rasata, si vedrà spinta verso la bocca di un forno crematorio.

Primo Levi, Se questo è un uomo
Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò Se questo è un uomo nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei «Saggi» e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo.
Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignità e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, Se questo è un uomo è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un'analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.
«Un magnifico libro che non è solo una testimonianza efficacissima, ma ha delle pagine di autentica potenza narrativa». Italo Calvino

Primo Levi, La tregua
La tregua, seguito di Se questo è un uomo, è considerato da molti il capolavoro di Levi: diario del viaggio verso la libertà dopo l'internamento nel Lager nazista, questo libro, piú che una semplice rievocazione biografica, è uno straordinario romanzo picaresco. L'avventura movimentata e struggente tra le rovine dell'Europa liberata - da Auschwitz attraverso la Russia, la Romania, l'Ungheria, l'Austria fino a Torino - si snoda in un itinerario tortuoso, punteggiato di incontri con persone appartenenti a civiltà sconosciute, e vittime della stessa guerra: da Cesare, «amico di tutto il mondo», ciarlatano, truffatore, temerario ed innocente, al Moro di Venezia, il gran vecchio blasfemo che sembra uscito dall'Apocalisse, a Hurbineck, il bimbo nato ad Auschwitz, «che non aveva mai visto un albero», alle bibliche tradotte dell'Armata Rossa in disarmo.
L'epopea di un'umanità ritrovata dopo il limite estremo dell'orrore e della miseria.
«Giunsi a Torino, dopo trentacinque giorni di viaggio: la casa era in piedi, tutti i familiari vivi, nessuno mi aspettava». Primo Levi

Jona Oberski, Anni d’infanzia. Un bambino nei lager
Jona Oberski nacque ad Amsterdam e nel 1938 fu rinchiuso in un campo di concentramento assieme ai suoi genitori, solo perché ebrei. Fece la sua prima esperienza letteraria proprio con il libro in questione nel 1977, quindi a molti anni di distanza dagli avvenimenti narrati. Questo perché quest’esperienza rimase impressa nella sua memoria per tanto tempo e fu riattraversata con l’ausilio di uno psicologo, perché per un bambino come l’autore il mezzo per “continuare a vivere” è la dimenticanza.
Dopo la morte di entrambi i genitori, ha vissuto con i suoi genitori adottivi, che l’hanno accolto alla fine della guerra. Oggi è scienziato che lavora in un istituto di fisica nucleare ad Amsterdam.